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martedì 5 giugno 2012
Enel Killer del Clima
Questo video contiene le immagini della prima operazione dei R.I.C., il Reparto Investigazioni Climatiche di Greenpeace, che ha iscritto Enel al registro degli indagati. Ieri mentre i R.I.C. consegnavano l’ “avviso di garanzia” presso la sede dell’azienda a Roma, più di 8 mila investigatori online lo mandavano via mail ai suoi dirigenti. Dobbiamo continuare a fare pressione.
Enel sta uccidendo il clima con i suoi piani di investimento nel carbone ed è il principale ostacolo alla rivoluzione energetica di cui l’Italia ha bisogno. La centrale Enel di Brindisi, che produce danni ambientali e sanitari stimati fino a 700 milioni di euro l’anno (fonte AEA), è solo una delle otto centrali a carbone che il colosso dell’energia possiede in Italia. Non è tutto. Vuole realizzarne altre due.
Secondo l’ultimo dato presentato dall’azienda stessa, nel 2011 la sua produzione da carbone in Italia è salita dal 34,1% al 41%. Le nuove rinnovabili sono salite, invece, da un misero 7,1% a un poco meno misero 7,8%.
Con le sue pubblicità Enel fa di tutto per mostrarsi un’azienda che investe in energia pulita e, invece, è solo greenwashing: gran parte delle sue rinnovabili è un’eredità dei nostri nonni.
Dobbiamo convincerla a cambiare. E lo faremo raccogliendo indizi e reclutando nuovi investigatori nel R.I.C. Dobbiamo essere migliaia per riuscire a fermare gli sporchi piani di Enel. Tu sei già nella nostra squadra? Compila il form alla tua destra e fai sapere a Enel che anche tu sei sulle sue tracce
lunedì 4 giugno 2012
DISCARICA: ROMA "A Pian dell'Olmo la discarica post Malagrotta".
Rifiuti, Pian dell’Olmo al posto di Malagrotta. Scoppia la rissa all’annuncio
Il nodo è sciolto: il sito che raccoglierà l’eredità della megadiscarica di Malagrotta è Pian dell’Olmo, al confine con il comune di Riano, a pochi chilometri da Roma. Lo ha annunciato il prefetto Goffredo Sottile, commissario incaricato dal governo di risolvere l’emergenza rifiuti della Capitale. Al momento dell’annuncio, nella sala stampa del ministero dell’Ambiente è iniziata la bagarre. Alcuni cittadini rianesi accorsi per un sit in hanno cominciato a insultare il prefetto Sottile, prima dell’intervento concitato del vicesindaco Italo Arcuri, che ha promesso: “A Riano non passerà nemmeno uno spillo, state giocando con la salute dei cittadini”. Sono volati anche spintoni tra il senatore dell’Italia dei Valori Stefano Pedica e un addetto alla sicurezza del prefetto. La protesta ora si sposta a Riano: i comitati anti discarica sono pronti a bloccare il traffico sulla via Tiberina di Tommaso Rodano e Andrea Palladino
Il prefetto Sottile è riuscito a pronunciare solo il nome del sito. Immediatamente è scattata la protesta di alcuni esponenti dei comitati di Riano, presenti nella sala stampa del ministero dell’Ambiente. “C’è l’accordo di tutti”, è stato l’unico commento del commissario straordinario, prima di essere scortato all’interno degli uffici del ministero. Poco prima aveva commentato che “l’incontro di oggi con il ministro dell’Ambiente Clini è stato importante soprattutto per capire come bisogna dialogare con l’Europa che ha mandato segnali forti, riguardo al problema dei rifiuti sulle nostre inadempienze”.
Bruxelles aveva nei giorni scorsi sottolineato come l’attuale conferimento nelle discariche del Lazio dei rifiuti non trattati adeguatamente sia una violazione dei principi comunitari e potrebbe portare a pesanti sanzioni nei confronti del governo italiano. Rimane, dunque, aperto ancora il problema della realizzazione di tutti gli impianti necessari – i cosiddetti Tmb – che dovranno pretrattare i rifiuti romani prima dell’ingresso nella discarica che sostituirà Malagrotta.
“Non faremo passare nemmeno uno spillo a Pian dell’Olmo“, ha gridato il vice sindaco di Riano Italo Arcuri, chiedendo al prefetto di conoscere quali valutazioni sull’impatto ambientale sono state fatte prima di scegliere il sito. La conferenza stampa si è chiusa prima di sapere i tempi e le modalità di avvio dei lavori sul sito. Polverini e Zingaretti non hanno voluto commentare la notizia all’uscita dalla riunione: “Parla solo il commissario Sottile“, hanno dichiarato. Nel pomeriggio centinaia di abitanti di Riano hanno deciso di protestare bloccando la via Tiberina, nel presidio permanente autoconvocato all’incrocio con via Pian Dell’Olmo, all’altezza del km 7,5.
Soldi pubblici, tasche private (Marco Travaglio a Servizio Pubblico 31 m...
http://tv.ilfattoquotidiano.it/servizio-pubblico | Servizio Pubblico 26a puntata del 31 maggio 2012. Terremoto in Emilia Romagna, titolo della puntata Fare Le Cose Bene. news del video: l'editoriale di Marco Travaglio, Il ritornello è sempre lo stesso: i soldi non ci sono. Ed allora qualcuno ha detto "Ridateci Bertolaso che lui i soldi li trovava sempre." Ed infatti è stato condannato per i 40 milioni spesi per il G8 della Maddalena. Quello mai realizzato. Intanto, emerge che la Lombardia di Formigoni è la regione più generosa in fatto di spese. Ma chi sono i protagonisti di questo sperpero?
SI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI? - 3 - La tecnica di Giuliani
SI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI?" è un'indagine seria ed equilibrata per fare il punto sulla prevedibilità dei terremoti, confrontando la ricerca indipendente, con particolare riferimento a quella di Giampaolo Giuliani, con le posizioni della scienza.
domenica 3 giugno 2012
Stop Enel – Per un nuovo modello energetico
Appello per una campagna internazionale contro il modello energetico dell’ENEL
Appello internazionale emendato e approvato dall’Assemblea della Campagna il 30 Aprile 2012
L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.
Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.
Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.
ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.
La risposta che l’alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali.
Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell’energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che preveda l’effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l’ambiente.
Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che:
Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.
Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un’assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia.
Oggi 30 aprile, giorno dell’assemblea degli azionisti, siamo di fronte all’ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale:
STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico
Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 luglio.
Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org
Adesioni Italia:
Amig@s MST-Italia/Roma, Ass. di amicizia con il popolo Mapuche, Ass. COLORE – Cittadini contro le mafie, Ass. culturale Aktivamente, Ass. Il Cerchio, Ass. Italia-Nicaragua, Ass. Kiwani – Il risveglio, Associazione No.Di-INostri Diritti, Associazione Stelle Cadenti – artisti per la pace, A Sud, ATTAC Italia, Campagna di solidarietà con le Comunità Ixiles del Guatemala, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Comunicazione COMBONIFEM, Centro Missionario Giovanile dei Servi di Maria, Centro studi Juan Gerardi, CETRI-TIRES, CEVI – Centro di Volontariato Internazionale, CISV – Comunità Impegno Servizio Volontariato, Cittadini Liberi – Porto Tolle, Collettivo Lucciole per lanterne, Comitato 11 Ottobre, Comitato Carlos Fonseca, Comitato Italiano Amigos Sem Terra, Comitato Lametino Acqua pubblica, Comitato No Carbone – Rossano (CS), Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia, Comune-info.net, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Confederazione COBAS, Coordinamento trentino Acqua Bene Comune, D.A.D.A. (Dipartimento Autogestito Dell’Alternativa, ex-bar sede centrale Università Federico II), FabioNews, Forum Ambientalista, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Il sud siamo noi, Legambiente Reggio Emilia, Movimento di Giurisprudenza (Movimento Studentesco Facoltà di Giurisprudenza Università Federico II Napoli), Movimento No Coke Alto Lazio, ONLUS Amici del Guatemala, Pax Christi Italia, Pontinia Ecologia e territorio, Progetto Sur Onlus, Punto pace Pax Christi Reggio Emilia, redazione www.latinoamerica-online.it, Reggae Circus di Adriano Bono, Retenergie, Selvas.org, Servizio Civile Internazionale, Solarecollettivo Onlus, Sos Geotermia Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Spazio Sociale Occupato Ex-51, SUR – Società Umane Resistenti, WILPF Italia ( Lega Internazionale di donne per la Pace e la Libertà), Yaku
Adesioni internazionali:
CEE Bankwatch Network, Ecodefense (Russia), Asociación de afectados por el proyecto hidroeléctrico El Quimbo – ASOQUIMBO (Colombia), “Movimiento colombiano por la defensa de los territorios y afectados por represas RIOS VIVOS” (Colombia), ARIN (Romania), EDEN Center (Albania), Parlamento Mapuche de Koz Koz (Chile), El movimiento ciudadano Patagonia Unida y Patagonia Sin Represas – Organizaciones comunitarias “Defensores del espiritú de la Patagonia” Cochrane (Chile), “Defensores de la Cuenca del Murta” Bahia Murta (Chile), “Herederos de la Patagonia” Villa Cierro Castillo (Chile), Agrupacion comunitaria Rio Pascua Villa O’Higgins (Chile), Agrupacion comunitaria social y ambiental Chomke Caleta Tortel (Chile), Comunidades Ixiles de San Juan Cotzal, Chajul y Nebaj (Guatemala), Comunidades Q’eqchi de Copon Uspantan (Guatemala), Asociacion Tierra y Libertad para Arauco (Arcueil, Francia), Consejo de Juventudes Maya, Garifuna y Xinca (Guatemala), Comité Central Menonita (Guatemala – El Salvador), Colectivo Informativo Mapuexpress (Wallmapu, Pueblo Mapuche), Grupo de trabajo por derechos colectivos (Chile), Red de organizaciones sociales y ciudadanas de Temuco (Chile), ILSA – Instituto Latinomericano para una Sociedad y un derecho Alternativos, ACIN – Asociacion de Cabildos de Indigenas Norte del Cauca (Colombia), International Rivers, AFRICANDO (España)
http://www.youtube.com/watch?v=XOQZHVgPPSs
L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani.
Oggi sono 40 i paesi dove ENEL opera nel settore dell’energia elettrica e del gas. Nel 2009 con la definitiva acquisizione della società elettrica spagnola ENDESA, Enel ha ereditato impianti e progetti in numerosi paesi dell’America Latina. Ad accomunarli è purtroppo un evidente retaggio coloniale, che include legislazioni nazionali anti-democratiche e sistemi di valutazioni ambientale chiaramente inadeguati e orientate al settore corporativo come dimostra la gravità degli impatti socio-ambientali. L’arroganza di Enel si è gravemente manifestata anche in Italia verso i territori interessati dai suoi progetti e gli abitanti coinvolti.
Nonostante l’immagine verde e di impegno verso la sostenibilità, che la multinazionale italiana si affanna a comunicare attraverso i suoi messaggi promozionali, la realtà è ben diversa. L’ENEL continua a costruire centrali a carbone nonostante gli impegni di riduzione dell’emissione di gas serra, e usando in maniera ingannevole terminologie come “carbone pulito”. Ciò è possibile grazie ai meccanismi cosiddetti flessibili del protocollo di Kyoto che consentono alle imprese di continuare ad inquinare, assegnando veri e propri permessi di emissione in cambio della costruzione di impianti di energie rinnovabili. Ma l’energia può essere considerata verde solo ad alcune condizioni. Non quando rischia di distruggere ecosistemi incontaminati, come nel caso del progetto Hydroaisèn nella Patagonia cilena e dei progetti previsti sulle nostre Alpi, o quando calpesta i diritti, le economie locali e l’accesso all’acqua delle comunità contadine e dei popoli indigeni, come avviene nella regione Ixil in Guatemala, in Colombia e in Cile spesso in violazione della Convenzione 169 dell’ILO. L’energia non può essere considerata verde o rinnovabile quando prosciuga le falde acquifere, emette sostanze dannose per la salute dei cittadini o li espone a rischi incalcolabili come nel caso della geotermia sull’Amiata e del nucleare in Slovacchia o in Russia.
ENEL è pertanto responsabile di promuovere in Italia ed esportare all’estero un modello energetico insostenibile e obsoleto, aggravato da un atteggiamento autoritario e irrispettoso dei territori locali. Un modello basato su una produzione centralizzata per mezzo di grandi impianti, imposti alle comunità locali e velati da compensazioni economiche elargite ai comuni o ai governi compiacenti, spesso mascherate da politiche di responsabilità sociale d’impresa che dividono intere comunità. E’ nei grandi cantieri infatti che si annidano la corruzione, la speculazione, il conflitto di interesse e si realizzano i profitti maggiori, a scapito dell’ambiente e dei diritti delle comunità. Un modello di produzione finalizzato non a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantirne l’approvigionamento energetico, ma ad alimentare l’industria estrattiva ed un’economia basata sul saccheggio e sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Un modello che sta inevitabilmente generando conflitti ambientali e sociali con le comunità locali. I principali a livello internazionale sono oggi in corso in Cile, e particolarmente nella regione dell’Aysèn in Patagonia, nel territorio ancestrale e nei siti sacri di Panguipulli (Cile), nel Municipio indigeno di San Juan Cotzal (Guatemala), nella zona di El Quimbo, Dipartimento di Huila (Colombia), a Porto Romano (Albania), a Mochovce (Slovacchia), nel Distretto di Galati (Romania), a Kaliningrad (Russia). In Italia, a Civitavecchia, sul Monte Amiata, sulle Dolomiti, a Porto Tolle, a Brindisi, a Bastardo, a Fusina, a Genova, a La Spezia.
La risposta che l’alleanza tra impresa e governi ha troppo spesso riservato alle comunità locali che si battono per difendere il territorio è repressione, violenza e criminalizzazione attraverso leggi speciali.
Noi vogliamo un altro modello di produzione, distribuzione e gestione dell’energia e di definizione delle priorità. Un modello reticolare, decentralizzato ed efficiente basato su impianti di energia rinnovabile di piccola scala, che avvicini la produzione di energia al consumo, eliminando la necessità di grandi linee di trasmissione, che preveda l’effettiva partecipazione delle comunità locali nei processi decisionali di pianificazione e gestione e che non danneggi la salute delle persone e l’ambiente.
Per questo ci attiviamo con una campagna internazionale che:
- Denunci e arresti un modello di sviluppo estrattivista e un modello energetico insostenibile e distruttivo per l’ambiente, che viola i diritti umani ed il diritto alla partecipazione delle comunità coinvolte.
- Promuova un modello energetico alternativo che metta al centro i diritti umani, la difesa della salute dei cittadini e la difesa del territorio come bene comune
- Sostenga unitariamente le rivendicazioni delle comunità locali in Italia e a livello internazionale
- Dia vita ad una campagna globale che metta in rete le comunità locali, i movimenti sociali e le associazioni coinvolte nei diversi conflitti.
Questa campagna mira a sostenere una rete che si coordini a livello locale, regionale, nazionale, internazionale e che adotti strategie di tipo comunicativo, legale e di mobilitazione, basata sulla partecipazione di soggetti sociali.
Come primo appuntamento ci siamo incontrati a Roma il 29 aprile in un’assemblea internazionale alla quale hanno partecipato, oltre ai comitati italiani, anche rappresentanti delle comunità e movimenti locali dal Cile, Guatemala, Colombia, Albania, Romania, Russia.
Oggi 30 aprile, giorno dell’assemblea degli azionisti, siamo di fronte all’ENEL per la conferenza stampa di presentazione della campagna internazionale:
STOP ENEL. Per un nuovo modello energetico
Per i prossimi appuntamenti la rete si prefigge di appoggiare le mobilitazioni locali a partire da quelle previste in Colombia il prossimo 19 Giugno e 20 luglio.
Per aderire alla campagna scrivere a: noenel-adesioni@autistici.org
Adesioni Italia:
Amig@s MST-Italia/Roma, Ass. di amicizia con il popolo Mapuche, Ass. COLORE – Cittadini contro le mafie, Ass. culturale Aktivamente, Ass. Il Cerchio, Ass. Italia-Nicaragua, Ass. Kiwani – Il risveglio, Associazione No.Di-INostri Diritti, Associazione Stelle Cadenti – artisti per la pace, A Sud, ATTAC Italia, Campagna di solidarietà con le Comunità Ixiles del Guatemala, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Comunicazione COMBONIFEM, Centro Missionario Giovanile dei Servi di Maria, Centro studi Juan Gerardi, CETRI-TIRES, CEVI – Centro di Volontariato Internazionale, CISV – Comunità Impegno Servizio Volontariato, Cittadini Liberi – Porto Tolle, Collettivo Lucciole per lanterne, Comitato 11 Ottobre, Comitato Carlos Fonseca, Comitato Italiano Amigos Sem Terra, Comitato Lametino Acqua pubblica, Comitato No Carbone – Rossano (CS), Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia, Comune-info.net, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Confederazione COBAS, Coordinamento trentino Acqua Bene Comune, D.A.D.A. (Dipartimento Autogestito Dell’Alternativa, ex-bar sede centrale Università Federico II), FabioNews, Forum Ambientalista, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Il sud siamo noi, Legambiente Reggio Emilia, Movimento di Giurisprudenza (Movimento Studentesco Facoltà di Giurisprudenza Università Federico II Napoli), Movimento No Coke Alto Lazio, ONLUS Amici del Guatemala, Pax Christi Italia, Pontinia Ecologia e territorio, Progetto Sur Onlus, Punto pace Pax Christi Reggio Emilia, redazione www.latinoamerica-online.it, Reggae Circus di Adriano Bono, Retenergie, Selvas.org, Servizio Civile Internazionale, Solarecollettivo Onlus, Sos Geotermia Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Spazio Sociale Occupato Ex-51, SUR – Società Umane Resistenti, WILPF Italia ( Lega Internazionale di donne per la Pace e la Libertà), Yaku
Adesioni internazionali:
CEE Bankwatch Network, Ecodefense (Russia), Asociación de afectados por el proyecto hidroeléctrico El Quimbo – ASOQUIMBO (Colombia), “Movimiento colombiano por la defensa de los territorios y afectados por represas RIOS VIVOS” (Colombia), ARIN (Romania), EDEN Center (Albania), Parlamento Mapuche de Koz Koz (Chile), El movimiento ciudadano Patagonia Unida y Patagonia Sin Represas – Organizaciones comunitarias “Defensores del espiritú de la Patagonia” Cochrane (Chile), “Defensores de la Cuenca del Murta” Bahia Murta (Chile), “Herederos de la Patagonia” Villa Cierro Castillo (Chile), Agrupacion comunitaria Rio Pascua Villa O’Higgins (Chile), Agrupacion comunitaria social y ambiental Chomke Caleta Tortel (Chile), Comunidades Ixiles de San Juan Cotzal, Chajul y Nebaj (Guatemala), Comunidades Q’eqchi de Copon Uspantan (Guatemala), Asociacion Tierra y Libertad para Arauco (Arcueil, Francia), Consejo de Juventudes Maya, Garifuna y Xinca (Guatemala), Comité Central Menonita (Guatemala – El Salvador), Colectivo Informativo Mapuexpress (Wallmapu, Pueblo Mapuche), Grupo de trabajo por derechos colectivos (Chile), Red de organizaciones sociales y ciudadanas de Temuco (Chile), ILSA – Instituto Latinomericano para una Sociedad y un derecho Alternativos, ACIN – Asociacion de Cabildos de Indigenas Norte del Cauca (Colombia), International Rivers, AFRICANDO (España)
About Stop Enel - Per un nuovo modello energetico
L’ENEL è la più grande società elettrica italiana e la seconda in Europa per potenza installata. Nel 1999 è stata privatizzata ed oggi è quotata in borsa contando 1,2 milioni di azionisti. In parte resta una società pubblica in quanto il 31% è proprietà del Ministero dell’Economia e delle finanze, quindi dei cittadini italiani…http://www.youtube.com/watch?v=XOQZHVgPPSs
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